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Come scegliere
la propria immagine

Come scegliere la propria immagine

Il nostro volto (ci) racconta.

Che sia l’immagine del tuo profilo social o un volto da inserire in una call to action. Che sia la foto della biografia del tuo sito oppure quella del tuo curriculum vitae, la differenza puoi farla se raggiungi l’obiettivo che ti sei prefissato a seconda del luogo in cui dovrai inserire la tua immagine.

Al nostro cervello servono circa 250 millisecondi per farsi un’idea di chi abbiamo di fronte. Diceva Alexander Todorov, professore alla Princenton University.

È capitato a tutti noi di trovarci di fronte a qualcuno e pensare: “Questa persona non mi convince.”

Non abbiamo delle doti paranormali, è il nostro cervello ad analizzare per noi, le micro espressioni che un volto porta con sé.

Ispirare fiducia non è sempre semplice, ma neppure impossibile se ci si attiene a poche, semplici regole.

Nel 2016, Todorov e la sua equipe condussero uno studio chiamato “Evaluation face trustworthiness”, grazie al quale dimostrarono le caratteristiche del volto che rendono una persona affidabile o meno ai nostri occhi.



Tra le caratteristiche che non percepiamo come affidabili, ci sono:



- Sopracciglia interne basse

- Rientranza profonda tra gli occhi, nella parte superiore del setto nasale.

- Zigomi poco profondi.

- Mento sottile.



I tratti del viso che invece percepiamo come affidabili sono:

- Sopracciglia interne alte.

- Rientranza poco profonda tra gli occhi, nella parte superiore del naso.

- Zigomi pronunciati.

- Mento largo.



Il nostro cervello associa in automatico le emozioni positive e/o negative dei volti che incontriamo, e lo fa a livello inconscio, a prima vista, in una frazione di secondo.

Quando invece ci troviamo di fronte a due volti sorridenti e rilassati, con tratti del viso morbidi, quale ci conferirà maggiore fiducia?



Secondo Paul Ekman, psicologo e pioniere delle emozioni sulle micro espressioni facciali, ispiratore del protagonista della serie televisiva “Lie to me”, abbiamo due tipologie di sorriso.

Esiste una tipologia di sorriso che utilizziamo per compiacere e che purtroppo riscontriamo nella maggior parte delle pic profilo di social come linkedin, dei curriculum vitae o delle biografie dei siti. Un sorriso innaturale che non manifesta una reale serenità e che non coinvolge gli occhi e l’arcata sopraccigliare. Inoltre rimangono immobili altre aree del volto implicate in un sorriso reale.



L’altra tipologia di sorriso invece, quello reale, dona naturalezza al volto e coinvolge ben 12 muscoli facciali:

- i due levator anguli oris, che sollevano i lati della bocca;

- i levator labii superioris, che sollevano il labbro superiore da entrambi i lati;

- i risorius, che inclinano le labbra;

- gli zygomaticus major e gli zygomaticus minor, che sollevano gli zigomi rendendoli più alti e sporgenti;

- gli orbicularis oculi, che inclinano l’orbita oculare.

Ci basta uno sguardo per affidarci a qualcuno.



Nel 1978 Gregory White e Irving Maltzan attraverso i loro studi scientifici dimostrarono che quando siamo interessati ad una tematica così come ad una persona, le nostre pupille tendono a dilatarsi. Il grado di interesse passa attraverso una percezione attrattiva ancestrale, quella dell’attrazione e il nostro subconscio lo mostra attraverso una dilatazione delle pupille.

Non è sempre semplice realizzare una immagine con questi connotati, ma in questo caso può tornare utile l’inserimento di una luce posizionata di fronte nel momento dello scatto o il post produzione, anche attraverso semplici app di editing foto.

In una immagine commerciale in cui promuoviamo un prodotto, un servizio, o una qualsiasi tematica, un volto con lo sguardo “intenso” potrebbe conferire più affidabilità.

L’autorità non è solo una questione di affidabilità ma anche di forza e leadership.



In questo caso, il nostro cervello cambia i criteri di giudizio, per cui qualora il nostro obiettivo fosse di far percepire la propria figura come affidabile in termini di leadership, su un curriculum vitae, sulla biografia di un sito o su una piattaforma social professionale come Linkedin, le caratteristiche somatiche sono in netta contrapposizione con quelle generate dalle immagini che ci conferiscono fiducia.

Le pupille ristrette conferiscono distacco emotivo a favore di una più forte razionalità e il sorriso appena accennato e di circostanza, risolutezza.



Al centro di tutto c’è il messaggio che vuoi che giunga ai tuoi utenti. L’obiettivo finale che vuoi raggiungere attraverso un volto.

Il tuo viso vale più di mille parole, è proprio il caso di dirlo o forse, semplicemente di mostrarlo.